News
31 luglio 2017
Giunto il periodo delle vacanze, il Garante ha pubblicato sul proprio sito web alcune informazioni utili per un uso consapevole e accorto delle nuove tecnologie, con l’obiettivo di scongiurare il pericolo che si possano tradurre in strumenti particolarmente invasivi della privacy.
28 luglio 2017
Con un recente parere i Garanti europei della privacy, riuniti nel Gruppo “Articolo 29”, hanno fornito alle imprese alcune indicazioni allo scopo di favorire lo sfruttamento delle potenzialità delle reti sociali e delle nuove tecnologie senza violare la privacy dei lavoratori. Il diritto alla protezione dei dati personali dei lavoratori, infatti, deve essere bilanciato con i legittimi interessi di natura aziendale perseguiti dal datore di lavoro
26 luglio 2017
L’utilizzo di RFID capaci di rilevare i dati di entrata ed uscita dall’azienda dei dipendenti, laddove usati più come un controllo della prestazione lavorativa e del rispetto dell’orario di lavoro deve, necessariamente, essere concordato con le rappresentanze sindacali o autorizzato dall’organismo periferico del ministero del lavoro.
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Dettaglio news
mercoledì 15 marzo 2017

Multe milionarie per violazione della privacy

Le società impegnate in attività di money transfer che, nel tentativo di eludere la normativa antiriciclaggio, facciano un utilizzato illecito di dati personali per frazionare fittiziamente il trasferimento all’estero di ingenti somme sono chiamate a rispondere anche per la violazione della disciplina rilevante in materia di privacy.
Su questo presupposto il Garante ha ritenuto di erogare sanzioni pecuniarie, per un importo complessivo – mai così alto – pari ad oltre 11.000.000 euro, a cinque società operanti nel settore che, in concorso tra di loro, avevano cercato di aggirare gli obblighi imposti per transazioni al di sopra delle soglie indicate dalla legge, attribuendo i trasferimenti di denaro a migliaia di persone inconsapevoli.
Tale attività sanzionatoria muove nel solco di quanto emerso nella fase di indagine affidata dall’Autorità giudiziaria al Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza, ove si è accertato che una multinazionale e altre quattro società sue mandatarie avevano proceduto alla raccolta e al successivo trasferimento di somme riconducibili a imprenditori cinesi, senza che gli stessi figurassero.
In particolare, le richiamate società avevano operato, con intento elusivo della legge, attraverso il ricorso alla c.d. tecnica del frazionamento, dividendo le somme in più operazioni sotto la soglia prevista dalla normativa antiriciclaggio e attribuendo i trasferimenti a soggetti differenti dai reali mittenti.
In questo contesto, il trasferimento di denaro avveniva a nome di un enorme numero di persone completamente estranee alla vicenda e del tutto inconsapevoli, senza quindi che ne fosse acquisito il consenso al trattamento dei dati espressamente previsto dall’art. 23 del Codice privacy.
Così, il Garante ha contestato ai titolari del trattamento, erogando le relative sanzioni, le “violazioni amministrative previste dall'art. 162, comma 2-bis del Codice, per aver effettuato, per ciascun interessato, un trattamento di dati personali, consistente in altrettanti trasferimenti di denaro a nome di soggetti inesistenti o ignari e comunque differenti dai reali mittenti”, in assenza del dovuto consenso.
Per arrivare a tale determinazione ha ritenuto che, dal punto di vista probatorio, la mancanza del consenso in parola potesse, nel caso de quo, essere desunta dall’esistenza di circostanze tutte chiaramente convergenti in tal senso.
Nella specie, i nominativi ai quali erano intestati i trasferimenti non erano mai i reali mittenti e, in alcuni casi, i moduli risultavano compilati da persone decedute o inesistenti, oppure non firmati, gli invii di denaro venivano effettuati a pochi secondi l’uno dall’altro, per importi appena sotto soglia e indirizzati allo stesso destinatario e i nominativi cui erano attribuiti i trasferimenti erano tratti da fotocopie di documenti di identità, conservati in appostiti raccoglitori, e da utilizzare all’occorrenza.
Nondimeno, il Garante ha inteso erogare anche l’aggravante prevista dall’art. 164-bis, comma 2, del Codice privacy, sul presupposto che le violazioni in argomento sono state commesse in relazione ad una banca dati di particolare rilevanza e dimensione.