News
16 febbraio 2018
Anche la sola preoccupazione che può derivare dalla diffusione dei propri dati personali è sufficiente a configurare quel nocumento idoneo ad integrare il reato di “trattamento illecito di dati” previsto e punito dall’articolo 167 del D. Lgs. 196 del 2003 (c.d. Codice privacy).
14 febbraio 2018
L’enorme capacità di penetrazione della Rete si accompagna, inevitabilmente, a criticità che coinvolgono le informazioni condivise online, richiedendo da parte delle persone una maggiore attenzione verso l’uso di cautele capaci di proteggere la propria sfera privata.
12 febbraio 2018
Nell’ambito di un procedimento di accesso generalizzato, la comunicazione dei dati personali non deve causare, secondo quanto disposto dall’art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali nonché ai sensi dell’art. 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e della giurisprudenza europea in materia, un’interferenza ingiustificata e sproporzionata nei diritti e nelle libertà delle persone cui si riferiscono tali dati.
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Dettaglio news
mercoledì 15 marzo 2017

Multe milionarie per violazione della privacy

Le società impegnate in attività di money transfer che, nel tentativo di eludere la normativa antiriciclaggio, facciano un utilizzato illecito di dati personali per frazionare fittiziamente il trasferimento all’estero di ingenti somme sono chiamate a rispondere anche per la violazione della disciplina rilevante in materia di privacy.
Su questo presupposto il Garante ha ritenuto di erogare sanzioni pecuniarie, per un importo complessivo – mai così alto – pari ad oltre 11.000.000 euro, a cinque società operanti nel settore che, in concorso tra di loro, avevano cercato di aggirare gli obblighi imposti per transazioni al di sopra delle soglie indicate dalla legge, attribuendo i trasferimenti di denaro a migliaia di persone inconsapevoli.
Tale attività sanzionatoria muove nel solco di quanto emerso nella fase di indagine affidata dall’Autorità giudiziaria al Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza, ove si è accertato che una multinazionale e altre quattro società sue mandatarie avevano proceduto alla raccolta e al successivo trasferimento di somme riconducibili a imprenditori cinesi, senza che gli stessi figurassero.
In particolare, le richiamate società avevano operato, con intento elusivo della legge, attraverso il ricorso alla c.d. tecnica del frazionamento, dividendo le somme in più operazioni sotto la soglia prevista dalla normativa antiriciclaggio e attribuendo i trasferimenti a soggetti differenti dai reali mittenti.
In questo contesto, il trasferimento di denaro avveniva a nome di un enorme numero di persone completamente estranee alla vicenda e del tutto inconsapevoli, senza quindi che ne fosse acquisito il consenso al trattamento dei dati espressamente previsto dall’art. 23 del Codice privacy.
Così, il Garante ha contestato ai titolari del trattamento, erogando le relative sanzioni, le “violazioni amministrative previste dall'art. 162, comma 2-bis del Codice, per aver effettuato, per ciascun interessato, un trattamento di dati personali, consistente in altrettanti trasferimenti di denaro a nome di soggetti inesistenti o ignari e comunque differenti dai reali mittenti”, in assenza del dovuto consenso.
Per arrivare a tale determinazione ha ritenuto che, dal punto di vista probatorio, la mancanza del consenso in parola potesse, nel caso de quo, essere desunta dall’esistenza di circostanze tutte chiaramente convergenti in tal senso.
Nella specie, i nominativi ai quali erano intestati i trasferimenti non erano mai i reali mittenti e, in alcuni casi, i moduli risultavano compilati da persone decedute o inesistenti, oppure non firmati, gli invii di denaro venivano effettuati a pochi secondi l’uno dall’altro, per importi appena sotto soglia e indirizzati allo stesso destinatario e i nominativi cui erano attribuiti i trasferimenti erano tratti da fotocopie di documenti di identità, conservati in appostiti raccoglitori, e da utilizzare all’occorrenza.
Nondimeno, il Garante ha inteso erogare anche l’aggravante prevista dall’art. 164-bis, comma 2, del Codice privacy, sul presupposto che le violazioni in argomento sono state commesse in relazione ad una banca dati di particolare rilevanza e dimensione.