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26 giugno 2017
Le videoriprese realizzate all’interno e all’esterno di un ufficio postale senza l’apposizione dei cartelli che avvisano della “zona sottoposta a videosorveglianza”, non possono essere dichiarate inutilizzabili ai fini della formazione della prova di un reato, se non determinano alcuna violazione della normativa processuale relativa all’art. 234 c.p.p. (acquisizione di prove documentali).
23 giugno 2017
Si è spento oggi Stefano Rodotà, insigne giurista, raffinato intellettuale, politico appassionato e soprattutto “il nostro Professore”, il maestro dei diritti e del “diritto di avere diritti”.
21 giugno 2017
La condotta di chi prenda conoscenza della corrispondenza telematica altrui conservata nell’archivio di posta elettronica del destinatario integra il reato di violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza, ai sensi dell’art. 616 c.p.
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Dettaglio news
mercoledì 12 aprile 2017

Competenza territoriale tra Codice privacy e Codice del consumo

Nelle controversie in cui la disciplina dei consumatori incontra quella prevista in materia di privacy, ai fini dell’individuazione della competenza territoriale prevale il criterio del foro del consumatore solo se il trattamento dei dati personali per cui è questione si inserisce in modo qualificato all’interno del rapporto di consumo.
Su siffatto principio di diritto muove l’Ordinanza n. 5658 emessa dalla Corte di Cassazione il 7 marzo 2017, nella quale si è inteso meglio specificare l’indirizzo sul punto segnato dalla più recente giurisprudenza di legittimità.
I Supremi Giudici hanno, in particolare, ricordato l’attuale orientamento espresso in materia, secondo cui laddove “la tutela contro il trattamento dei dati personali nei confronti del titolare del trattamento venga invocata nell’ambito di un rapporto di consumo, come tale soggetto al Decreto Legislativo n. 206 del 2005, articolo 33, comma 2, lettera u), il foro previsto da tale norma prevale su quello individuato dal Decreto Legislativo  n. 196 del 2003, articolo 152“.
Tale arresto si giustifica sull’assunto che le disposizione del Codice del consumo devono considerarsi ratione temporis derogatorie di quelle richiamate dal Codice privacy, con una valutazione del tutto orientata a delimitare la scelta tra le due norme nei confini della successione di leggi nel tempo.
In quest’ottica, il contrasto tra queste norme, che origina nei casi in cui le due discipline vengano a sovrapporsi, viene chiaramente risolto ritenendo competente il foro del consumatore rispetto quello di residenza del Titolare del trattamento dei dati.
Con l’Ordinanza in argomento, i Giudici di Piazza Cavour hanno, però, voluto chiarire come a tale posizione non possa attribuirsi un valore assoluto, trovando applicazione “solo e soltanto quando il trattamento illecito dei dati si inserisca in modo qualificato all'interno del rapporto di consumo”.
Per meglio dire, deve considerarsi prevalente il foro indicato dal Codice del Consumo esclusivamente laddove il consumatore lamenti un danno che risulti connesso direttamente al contratto per una qualche forma di responsabilità diretta del professionista.
La tutela giurisdizionale dovrà, invece, essere incardinata nel foro stabilito in materia di protezione dei dati personali qualora il rapporto di consumo sia solo l’occasione per far emergere un pregresso trattamento illecito effettuato da parte di soggetti terzi.