News
17 novembre 2017
Il trattamento dei dati genetici presenta enormi rischi per la riservatezza di coloro a cui gli stessi si riferiscono, che vengono addirittura acuiti nel mondo della rete in considerazione della difficoltà di trovare tutele adeguate al continuo progresso delle nuove tecnologie digitali.
15 novembre 2017
Al datore di lavoro è permesso effettuare controlli mirati alla verifica del corretto utilizzo degli strumenti aziendali (tra cui i computer) purché siano tutelate la libertà e la dignità dei lavoratori e, al contempo, garantiti i principi di correttezza, pertinenza e non eccedenza, di cui all’art. 11 del D. Lgs. n. 196 del 2003.
13 novembre 2017
Pubblicare le foto dei figli minori sui social network nonostante sussista l’opposizione di uno dei genitori determina la violazione degli artt. 4, 7, 8 e 145 del d.lgs. 30 giugno 2003 n. 196, della normativa in materia di tutela dell’immagine, di cui all’art. 10 del Codice Civile e degli artt. 1 e 16 della Convenzione di New York del 20 novembre 1989, ratificata dall’Italia con l. n. 176/1991 (avente ad oggetto la protezione della sfera privata del fanciullo da ogni genere di interferenza).
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Dettaglio news
venerdì 19 maggio 2017

Indebita attribuzione di linee telefoniche e privacy

Gli operatori telefonici che per errore attivino a inconsapevoli utenti linee telefoniche residenziali e, dopo che questi ultimi se ne lamentano, non effettuino le necessarie verifiche violano il profilo della qualità dei dati e i principi di liceità e correttezza del trattamento.
Questi sono tra gli aspetti più interessanti che si possono rinvenire nella lettura di un lungo provvedimento del Garante ove, in riferimento a un siffatto trattamento, sono state rilevate una molteplicità di violazioni della disciplina in materia di protezione dei dati personali.
Il caso origina dal reclamo di un interessato che aveva lamentato l’illecito trattamento dei propri dati personali in relazione all’ingiustificata attivazione, a suo nome e senza che ne avesse conoscenza, di un elevato numero di linee di telefonia residenziale da parte di un operatore telefonico.
Inoltre, la contestazione riguardava anche l’indebita comunicazione delle sue informazioni di contatto a ad una pluralità di società di recupero crediti e l’inserimento del proprio codice fiscale in un numero assai elevato di fatture trasmesse ai reali intestatari delle menzionate linee telefoniche.
Circostanze che l’interessato, nel corso del lungo lasso di tempo in cui i fatti si sono svolti, più volte aveva rappresentato all’operatore in parola con svariati reclami e alcune istanze di accesso ai sensi dell’art. 7 del Codice privacy.
Ora, nel corso degli avvenuti accertamenti è emerso, a mente delle difese del Titolare del trattamento, che il disguido patito dal reclamante sarebbe avvenuta a seguito di “errori occorsi durante le attività di migrazione” tra diversi sistemi operativi dell’azienda.
Su tali presupposti, il Garante ha ritenuto che le operazioni di trattamento che hanno determinato l’indebita attribuzione delle utenze telefoniche, la conseguente propagazione di dati personali nel sistema di fatturazione, l’inserimento del proprio codice fiscale in fatture destinate a terzi e la comunicazione dei suoi contatti a società di recupero crediti debbano ritenersi effettuate in violazione al principio di qualità dei dati (art. 11, co. 1, lett. b), del Codice privacy) e a quello di liceità (artt. 23 e 24 del Codice privacy).
Nondimeno, ha voluto evidenziare come la circostanza che l’operatore, pur a conoscenza degli eventi lamentati, non abbia svolto le necessarie verifiche, che avrebbero potuto minimizzare il pregiudizio occorso all’interessato, si ponga in contrasto con il principio di correttezza nel trattamento (art. 11, co. 1, lett. a), del Codice privacy).
Oltracciò, il Garante ha avuto modo di rilevare che il malfunzionamento informatico a cui è stato ascritto l’accaduto deve far ritenere che non siano state adottate misure di sicurezza idonee ad assicurare l'integrità, l'esattezza e l’aggiornamento dei dati trattati, con conseguente violazione dell’art. 32, co. 1, del Codice privacy.