News
21 luglio 2017
Il Garante interviene con un comunicato stampa per chiarire una volta per tutti il perimetro di efficacia delle numerose “certificazioni ufficiali” che già oggi diversi soggetti offrono in riferimento al nuovo Regolamento UE.
19 luglio 2017
Non si realizza una violazione della normativa sulla riservatezza se il datore di lavoro si limita a verificare l'esistenza di accessi indebiti alla rete ed i relativi tempi di collegamento, senza compiere alcuna analisi dei siti visitati dal dipendente durante la navigazione o della tipologia dei dati scaricati.
17 luglio 2017
Il numero particolarmente elevato di interessati può determinare per il Titolare del trattamento, da un lato, l’esonero dall’obbligo di rendere l’informativa in forma individualizzata e, dall’altro, l’autorizzazione ad acquisire il consenso al trattamento dei dati personali, anche di natura sensibile, con modalità semplificate.
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Dettaglio news
venerdì 19 maggio 2017

Indebita attribuzione di linee telefoniche e privacy

Gli operatori telefonici che per errore attivino a inconsapevoli utenti linee telefoniche residenziali e, dopo che questi ultimi se ne lamentano, non effettuino le necessarie verifiche violano il profilo della qualità dei dati e i principi di liceità e correttezza del trattamento.
Questi sono tra gli aspetti più interessanti che si possono rinvenire nella lettura di un lungo provvedimento del Garante ove, in riferimento a un siffatto trattamento, sono state rilevate una molteplicità di violazioni della disciplina in materia di protezione dei dati personali.
Il caso origina dal reclamo di un interessato che aveva lamentato l’illecito trattamento dei propri dati personali in relazione all’ingiustificata attivazione, a suo nome e senza che ne avesse conoscenza, di un elevato numero di linee di telefonia residenziale da parte di un operatore telefonico.
Inoltre, la contestazione riguardava anche l’indebita comunicazione delle sue informazioni di contatto a ad una pluralità di società di recupero crediti e l’inserimento del proprio codice fiscale in un numero assai elevato di fatture trasmesse ai reali intestatari delle menzionate linee telefoniche.
Circostanze che l’interessato, nel corso del lungo lasso di tempo in cui i fatti si sono svolti, più volte aveva rappresentato all’operatore in parola con svariati reclami e alcune istanze di accesso ai sensi dell’art. 7 del Codice privacy.
Ora, nel corso degli avvenuti accertamenti è emerso, a mente delle difese del Titolare del trattamento, che il disguido patito dal reclamante sarebbe avvenuta a seguito di “errori occorsi durante le attività di migrazione” tra diversi sistemi operativi dell’azienda.
Su tali presupposti, il Garante ha ritenuto che le operazioni di trattamento che hanno determinato l’indebita attribuzione delle utenze telefoniche, la conseguente propagazione di dati personali nel sistema di fatturazione, l’inserimento del proprio codice fiscale in fatture destinate a terzi e la comunicazione dei suoi contatti a società di recupero crediti debbano ritenersi effettuate in violazione al principio di qualità dei dati (art. 11, co. 1, lett. b), del Codice privacy) e a quello di liceità (artt. 23 e 24 del Codice privacy).
Nondimeno, ha voluto evidenziare come la circostanza che l’operatore, pur a conoscenza degli eventi lamentati, non abbia svolto le necessarie verifiche, che avrebbero potuto minimizzare il pregiudizio occorso all’interessato, si ponga in contrasto con il principio di correttezza nel trattamento (art. 11, co. 1, lett. a), del Codice privacy).
Oltracciò, il Garante ha avuto modo di rilevare che il malfunzionamento informatico a cui è stato ascritto l’accaduto deve far ritenere che non siano state adottate misure di sicurezza idonee ad assicurare l'integrità, l'esattezza e l’aggiornamento dei dati trattati, con conseguente violazione dell’art. 32, co. 1, del Codice privacy.