News
21 luglio 2017
Il Garante interviene con un comunicato stampa per chiarire una volta per tutti il perimetro di efficacia delle numerose “certificazioni ufficiali” che già oggi diversi soggetti offrono in riferimento al nuovo Regolamento UE.
19 luglio 2017
Non si realizza una violazione della normativa sulla riservatezza se il datore di lavoro si limita a verificare l'esistenza di accessi indebiti alla rete ed i relativi tempi di collegamento, senza compiere alcuna analisi dei siti visitati dal dipendente durante la navigazione o della tipologia dei dati scaricati.
17 luglio 2017
Il numero particolarmente elevato di interessati può determinare per il Titolare del trattamento, da un lato, l’esonero dall’obbligo di rendere l’informativa in forma individualizzata e, dall’altro, l’autorizzazione ad acquisire il consenso al trattamento dei dati personali, anche di natura sensibile, con modalità semplificate.
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Dettaglio news
mercoledì 12 luglio 2017

Niente anonimato per chi presenta esposti

Il privato che subisce un procedimento di controllo vanta un interesse qualificato a conoscere tutti i documenti utilizzati per l'esercizio del potere inclusi, di regola, gli esposti e le denunce che hanno attivato l'azione dell'autorità suscettibili per il loro particolare contenuto probatorio di concorrere all'accertamento di fatti pregiudizievoli per il denunciato. È questo il principio di diritto recentemente fissato nella sentenza 3 luglio 2017, n. 898 dal Tribunale Amministrativo Regionale TOSCANA - Firenze, Sezione 3, chiamato a valutare la correttezza del diniego espresso da un Comune rispetto alla richiesta di accesso formulata, ai sensi della l. 241/90, da una Società venuta a conoscenza di almeno due esposti inviati al Comune stesso da soggetti privati e aventi ad oggetto fatti e contestazioni riguardanti la propria attività. La ricorrente, infatti, aveva espressamente richiesto di prendere visione ed estrarre copia integrale di tale documentazione, ma l'amministrazione aveva riscontrato negativamente tali istanze in quanto i sottoscrittori degli esposti, previamente informati, avrebbero espresso la propria opposizione e tale diniego veniva condiviso nella motivazione del provvedimento giacché "il diritto di accesso si limita agli eventuali verbali di accertamento conseguenti alle attività ispettive la cui titolarità già appartiene alla P.A. e non agli esposti - denunce, anche per l'evidente esigenza di tutela della riservatezza dei soggetti interessati". Bocciando tale decisione, i Giudici amministrativi hanno anzitutto premesso che “il diritto di accesso agli atti della P.A. non costituisce una pretesa meramente strumentale alla difesa in giudizio, essendo in realtà diretto al conseguimento di un autonomo bene della vita, così che la domanda giudiziale tesa ad ottenere l'accesso ai documenti è indipendente non solo dalla sorte del processo principale nel quale venga fatta valere l'anzidetta situazione, ma anche dall'eventuale infondatezza o inammissibilità della domanda giudiziale che il richiedente, una volta conosciuti gli atti, potrebbe proporre”. Ciò posto, la sentenza ricorda come “le disposizioni in materia di diritto di accesso mirano a coniugare l'esigenza della trasparenza e dell'imparzialità dell'Amministrazione - nei termini di cui all'art. 22, l. n. 241 del 1990 - con il bilanciamento da effettuare rispetto ad interessi contrapposti e fra questi - specificamente - quelli dei soggetti "individuati o facilmente individuabili" - che dall'esercizio dell'accesso vedrebbero compromesso il loro diritto alla riservatezza.”. Il successivo art. 24 della medesima legge, però, che disciplina i casi di esclusione dal diritto in questione, “prevede al comma 6 i casi di possibile sottrazione all'accesso in via regolamentare e fra questi - al punto d) - quelli relativi a documenti che riguardino la vita privata o la riservatezza di persone fisiche, di persone giuridiche, gruppi, imprese e associazioni, con particolare riferimento agli interessi epistolare, sanitario, professionale, finanziario, industriale di cui siano in concreto titolari. Ne segue che la mera e non meglio motivata espressione del diniego da parte dei controinteressati non può costituire ostacolo all'esplicazione del diritto in parola.”. Secondo i Giudici, dunque, l'esposto, una volta pervenuto nella sfera di conoscenza dell'amministrazione, costituisce un documento che assume rilievo procedimentale come presupposto di un'attività ispettiva o di un intervento in autotutela, e di conseguenza il denunciante perde consapevolmente e scientemente il "controllo" e la disponibilità sulla propria segnalazione: quest'ultima, infatti, uscita dalla sfera volitiva del suo autore diventa un elemento del procedimento amministrativo, come tale nella disponibilità dell'amministrazione. La sua divulgazione, pertanto, non è preclusa da esigenze di tutela della riservatezza, giacché il predetto diritto non assume un'estensione tale da includere il diritto all'anonimato di colui che rende una dichiarazione che comunque va ad incidere nella sfera giuridica di terzi. , conclude la sentenza, “il nostro ordinamento, ispirato a principi democratici di trasparenza, imparzialità e responsabilità ammette la possibilità di denunce segrete: sicché colui il quale subisce un procedimento di controllo o ispettivo ha un interesse qualificato a conoscere integralmente tutti i documenti amministrativi utilizzati nell'esercizio del potere di vigilanza, a cominciare dagli atti di iniziativa e di preiniziativa, quali, appunto, denunce, segnalazioni o esposti”.




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