News
16 febbraio 2018
Anche la sola preoccupazione che può derivare dalla diffusione dei propri dati personali è sufficiente a configurare quel nocumento idoneo ad integrare il reato di “trattamento illecito di dati” previsto e punito dall’articolo 167 del D. Lgs. 196 del 2003 (c.d. Codice privacy).
14 febbraio 2018
L’enorme capacità di penetrazione della Rete si accompagna, inevitabilmente, a criticità che coinvolgono le informazioni condivise online, richiedendo da parte delle persone una maggiore attenzione verso l’uso di cautele capaci di proteggere la propria sfera privata.
12 febbraio 2018
Nell’ambito di un procedimento di accesso generalizzato, la comunicazione dei dati personali non deve causare, secondo quanto disposto dall’art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali nonché ai sensi dell’art. 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e della giurisprudenza europea in materia, un’interferenza ingiustificata e sproporzionata nei diritti e nelle libertà delle persone cui si riferiscono tali dati.
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Dettaglio news
venerdì 17 novembre 2017

Uso dei dati genetici e pericoli per la privacy

Il trattamento dei dati genetici presenta enormi rischi per la riservatezza di coloro a cui gli stessi si riferiscono, che vengono addirittura acuiti nel mondo della rete in considerazione della difficoltà di trovare tutele adeguate al continuo progresso delle nuove tecnologie digitali.
Sulla scorta di queste premesse muove una recente intervista in cui Antonello Soro, Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, ha inteso mettere in guardia da chi voglia mettere sul mercato prodotti e servizi che siano parametrati sulle informazioni biologiche degli interessati.
Infatti, la possibilità di produrre farmaci capaci di sconfiggere le malattie personalizzando le cure porta, inevitabilmente, a trovare una fonte di profitto nelle ricerche sul materiale genetico delle persone.
La particolare delicatezza dei dati biologici mostra, poi, tutta la sua fragilità nel contesto digitale che, per la sua predisposizione a continue e rapide trasformazioni, non rende agevole alla normativa di settore, che non può certo mutare con la stessa velocità, di adeguarsi.
Ciò anche in ragione della circostanza che le società che effettuano i trattamenti in parola, muovendo nel mondo della rete, spesso hanno sede fuori dall’Unione europea, rendendo inoperante la disciplina comunitaria.
Con un esempio chiarificatore, Soro ha voluto ricordare, tra l‘altro, come sia semplice reperire in internet kit per il test del DNA che, oltre ad essere poco affidabili, finiscono con l’esporre le informazioni genetiche degli interessati ad usi incontrollati.
Peraltro, nelle idee del Presidente dell’Autorità Garante - con una riflessione certamente condivisibile - la vera ricchezza dell’economia digitale sta nella possibilità di allargare oltremodo il potere di profilazione.
Ciò con la conseguenza che il rischio per la privacy degli interessati aumenta laddove i colossi del digitale entrino in possesso di informazioni sul loro profilo genetico, sullo stato di salute, sulle caratteristiche biologiche o sulla predisposizione a sviluppare determinate malattie.
Con una considerazione di ordine generale si è, infatti, voluto rilevare come le informazioni sui dati biologici “potrebbero essere appetibili per le compagnie assicurative o per i datori di lavoro interessati a selezionare il proprio personale sulla base delle caratteristiche genetiche, o addirittura per le case farmaceutiche desiderose di testare nuovi farmaci su soggetti selezionati”.