News
16 febbraio 2018
Anche la sola preoccupazione che può derivare dalla diffusione dei propri dati personali è sufficiente a configurare quel nocumento idoneo ad integrare il reato di “trattamento illecito di dati” previsto e punito dall’articolo 167 del D. Lgs. 196 del 2003 (c.d. Codice privacy).
14 febbraio 2018
L’enorme capacità di penetrazione della Rete si accompagna, inevitabilmente, a criticità che coinvolgono le informazioni condivise online, richiedendo da parte delle persone una maggiore attenzione verso l’uso di cautele capaci di proteggere la propria sfera privata.
12 febbraio 2018
Nell’ambito di un procedimento di accesso generalizzato, la comunicazione dei dati personali non deve causare, secondo quanto disposto dall’art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali nonché ai sensi dell’art. 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e della giurisprudenza europea in materia, un’interferenza ingiustificata e sproporzionata nei diritti e nelle libertà delle persone cui si riferiscono tali dati.
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Dettaglio news
mercoledì 6 dicembre 2017

Domicilio digitale solo per pochi

La possibilità che chiunque possa consultare l’elenco nazionale dei domicili digitali comporta elevati rischi per la riservatezza degli interessati, dovendo l’accesso essere più correttamente circoscritto a quei soggetti pubblici chiamati all’applicazione del CAD ed esclusivamente per i fini istituzionali loro affidati.
È questa la principale tra le osservazioni che il Garante della privacy, stimolato dalla richiesta del Dipartimento affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha espresso nel contesto di un parere favorevole - condizionato comunque al superamento di alcune criticità - in ordine a uno schema di decreto recante modifiche e integrazioni al Codice dell’Amministrazione Digitale.
Per meglio contestualizzare, con lo schema di decreto si intende introdurre, tra l’altro, un “Indice nazionale dei domicili digitali delle persone fisiche e degli altri enti di diritto privato non tenuti all’iscrizione in albi professionali o nel registro delle imprese”, la cui realizzazione e gestione sono affidate all’AgID.
Con una ricognizione di disciplina, vale ricordare - in breve - come il domicilio digitale rappresenti un canale web attraverso il quale i cittadini, che ne facciano ricorso, possono ricevere comunicazioni aventi valore legale da parte delle pubbliche amministrazioni.
Ora, l’introducendo testo normativo, al nuovo art. 6-quinquies del CAD, prevedrebbe che la consultazione dell’elenco in parola, oltreché degli altri già previsti nella disciplina oggi in vigore, sia consentita “a chiunque tramite sito web e senza necessità di autenticazione”, aprendo la via a un accesso generalizzato e senza restrizioni a tali delicate informazioni.
Sul punto, il Garante ha voluto evidenziare come una siffatta previsione, peraltro in mancanza di ogni specificazione dei dati che sarebbero eventualmente accessibili in seguito alla consultazione dell’elenco, risulterebbe eccedente rispetto le finalità legate al domicilio digitale.
Ciò sul presupposto che i richiamati dati non sono utilizzabili “per finalità diverse dall'invio di comunicazioni aventi valore legale o comunque connesse al conseguimento di finalità istituzionali” dei soggetti pubblici individuati all’art. 2, co. 2 del CAD.
A mente delle posizioni assunte dal Garante, quindi, un ampliamento senza limiti del novero di coloro che vi possono accedere comporterebbe, senza dubbio, un elevato rischio di comunicazioni indesiderate oltreché l’aumento del rischio di furti di identità.
Un ulteriore accenno necessita sulla circostanza che, nel caso di utilizzo dei domicili digitali per finalità diverse da quelle espressamente previste dalla legge, lo schema fa richiamo all’art. 130 del d.lgs. 196/2003 (cd Codice privacy), in materia di invio di comunicazioni indesiderate.
Il Garante non ha, però, ritenuto corretto tale riferimento giacché limitato all’inoltro di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazioni commerciali, propendendo per una sua sostituzione con l’introduzione di un espresso divieto all’“utilizzo dei domicili digitali per finalità diverse dall'invio di comunicazioni avente valore legale o connesse al conseguimento di finalità istituzionali”.