News
13 luglio 2018
Il Garante per la protezione dei dati personali ha, da pochi giorni, presentato la Relazione sulle attività svolte nel corso del 2017 tracciando un bilancio di quanto si è fatto nei settori più delicati, anche con riferimento agli sforzi divulgativi con cui si è inteso accompagnare imprese e pubbliche amministrazioni attraverso le novità oggi introdotte dal Regolamento Ue 679/2016.
04 luglio 2018
Con recentissimo parere del 14 giugno u.s. il Garante ha confermato un provvedimento dell’amministrazione comunale della Città di Cosenza di diniego di un accesso civico, ciò nell’ambito di un procedimento relativo ad una richiesta di riesame del provvedimento stesso dinanzi al Responsabile della prevenzione della corruzione della Città di Cosenza.
22 giugno 2018
L’attività di ripresa di immagini effettuata attraverso dispositivi indossabili - c.d. “body cam” - presenta, per caratteristiche proprie, rischi specifici per i diritti e le libertà fondamentali degli interessati, richiedendo particolari cautele a protezione della loro sfera privata.
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Dettaglio news
venerdì 15 giugno 2018

Il TAR Lazio conferma il blocco degli stipendi (anche aggregati) on-lne

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater), con la sentenza n. 84 del 5 gennaio 2018, ha  disposto che si deve convenire con il Garante quando afferma che la preclusione degli obblighi di trasparenza di cui al combinato disposto dei commi 1, lettere c) ed f), e 1-bis dell'art. 14 d.lgs. 33/2013 nei confronti di pubblici dipendenti, debba includere anche la pubblicazione del dato aggregato di cui al successivo comma 1-ter – relativo alla diffusione via internet di dati personali attinenti agli emolumenti di dirigenti pubblici mediante pubblicazione sul sito web della P.A. – in quanto violativa dei diritti e delle libertà fondamentali dell’individuo.
Il Garante per la protezione dei dati personali, con il ricorso in questione, ha domandato chiarimenti in ordine alla corretta ottemperanza dell'ordinanza cautelare della Sezione 2 marzo 2017, n. 1030, non appellata, la quale, in accoglimento dell’impugnativa dei dirigenti di ruolo del Garante per la protezione dei dati personali, aveva sospeso, inibendone l’attuazione, la richiesta del Segretario generale del Garante di invio, ai sensi del combinato disposto dei commi 1, lettere c) ed f), e 1-bis dell'art. 14 d.lgs. 33/2013, della documentazione relativa ai loro emolumenti per essere poi pubblicati nel proprio sito web istituzionale. Si trattava, in sostanza, di dati attinenti all'atto di nomina o di proclamazione, con l'indicazione della durata dell'incarico, i compensi di qualsiasi natura connessi all'assunzione della carica, gli importi di viaggi di servizio e missioni pagati con-fondi-pubblici, i dati relativi all'assunzione di altre cariche, presso enti pubblici o privati, ed i relativi compensi. I ricorrenti, a suo tempo, avevano contestato la richiesta di dati, in quanto ritenuta violativa degli artt. 7, 8 e 52 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, dell'art. 6 del Trattato UE, dell'art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, dell'art. 6 della direttiva 95/46/CE, dell'art. 5 del Regolamento 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, da applicarsi negli Stati membri a decorrere dal 25 maggio 2018, nonché degli artt. 117, 3, 13, 2 della Costituzione, sotto il profilo della "ingiustificata e pesante ingerenza nel diritto alla vita privata e alla protezione dei dati, con riflessi anche relativi al diritto di sicurezza" e della sua contrarietà "ai principi di proporzionalità, pertinenza, non eccedenza e finalità nel trattamento dei dati personali, sia per la natura dei dati richiesti che per le modalità di diffusione in internet, in quanto introdotti senza misure che impediscano l'indicizzazione delle informazioni da parte dei comuni motori di ricerca". In altre parole, il bene della vita cui miravano i ricorrenti era quello della protezione dei loro dati personali, in specie di quelli di cui alle lettere c) e f) del comma 1 dell'art. 14 del d.lgs. 33/2013, dalla generale diffusione a mezzo internet, che, nelle modalità introdotte con la normativa più volte richiamata, ritenevano ingiustificata e comunque sproporzionata. Come si ricorderà, con ordinanza 19 settembre 2017, n. 9828, il TAR aveva sospeso il processo e rimesso gli atti alla Corte Costituzionale, ponendo una questione di legittimità costituzionale d'ufficio su quanto previsto al comma 1-ter dell'art. 14 del d.lgs. 33/2013 ("Ciascun dirigente comunica all'amministrazione presso la quale presta servizio gli emolumenti complessivi percepiti a carico della finanza pubblica, anche in relazione a quanto previsto dall'articolo 13, comma 1, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89. L'amministrazione pubblica sul proprio sito istituzionale l'ammontare complessivo dei suddetti emolumenti per ciascun dirigente."). Nel descritto contesto, il Garante ha stavolta chiesto di sapere se l'ordinanza cautelare in parola dovesse intendersi preclusiva o meno anche della pubblicazione sul sito istituzionale dell'Amministrazione dell'ammontare degli "emolumenti complessivi percepiti a carico della finanza pubblica" da ciascun dirigente, prescritta dal comma 1-ter dello stesso art. 14 cit. Il dubbio dell’Authority trae, infatti, origine dalla considerazione che l'ordinanza cautelare della cui esecuzione si tratta ha sospeso gli atti fondati sul richiamo ai soli obblighi di pubblicazione di cui all'art. 14, comma 1, lettere c) e f), del d.lgs 33/2013, estesi dal comma 1-bis, tra altro, ai titolari di incarichi di direzione, senza invece fare espresso riferimento all'analogo obbligo stabilito dal comma 1-ter. Ebbene, a parere del giudice amministrativo, prima ancora della pronunzia della Corte Costituzionale, la pubblicazione sul sito istituzionale dell'Amministrazione dei dati di cui al comma 1-ter dell'art. 14 del d.lgs. 33/2013, che contengono o addirittura possono coincidere con quelli di cui al comma 1, lett. c), dello stesso art. 14, del quale è inibita la pubblicazione per effetto diretto dell'ordinanza cautelare, comporterebbe, come paventato dallo stesso Garante, per la parte corrispondente, la totale vanificazione dell'efficacia della tutela cautelare accordata. Il TAR ha, pertanto, disposto che deve convenirsi con il Garante quando afferma che la corretta interpretazione dell'ordinanza cautelare di cui trattasi precluda anche la pubblicazione del dato aggregato di cui al comma 1-ter dell'art. 14 del d.lgs. 33/2013.




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